Sul Campo d’aviazione di Fano

Salvaguardia dei paesaggi indica le azioni di conservazione e di mantenimento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, giustificate dal suo valore di patrimonio derivante dalla sua configurazione naturale e/o dal tipo d’intervento umano”.

[Art.1 della Convenzione Europea sul Paesaggio, sottoscritta dall’Italia]


La piantumazione al margine dell’area del Campo d’aviazione di Fano, risalente alla Festa degli Alberi del 2005, si è trasformata in una parvenza di bosco.

Lo scorso 27 novembre sempre al margine del Campo d’aviazione, a ridosso del quartiere Vallato, è stata fatta una nuova piantumazione: il “Bosco della Memoria”, in ricordo delle vittime fanesi del COVID-19.

Ben vengano gli alberi con le loro chiome e la loro ombra al margine dell’area destinata a divenire parco pubblico nel corso del prossimo anno; se però l’intera area, in nome di una maggiore vivibilità, diventasse oggetto di piantumazioni e venisse trasformata in “verde attrezzato” si perderebbe la sua prerogativa - rara nel territorio costiero regionale - di ampia zona erbosa priva di alberi e non urbanizzata (complessivamente, la pista d’atterraggio erbosa e l’area destinata a parco pubblico hanno un’estensione di circa 100 ettari).

Per la sua posizione, punto di collegamento tra la rotta migratoria lungo la costa adriatica e quella lungo l’asta fluviale del Metauro, il Campo d’aviazione di Fano è di grande rilevanza per l’avifauna. Durante la migrazione numerose specie di uccelli sostano sui suoi prati (Stiaccino, Culbianco, Cutrettola, Piviere dorato, Strillozzo, ecc.), altre vi soggiornano nel periodo invernale (Pavoncella, Pispola, Saltimpalo, Codirosso spazzacamino, Beccamoschino, Migliarino di palude, Cardellino, ecc.); alcune vi nidificano (Quaglia, Allodola, Calandrella, ecc.).

Capita che persino grandi trampolieri, come la Gru, facciano una sosta nei prati del Campo d’aviazione.

Ma non è solo per salvaguardare la biodiversità che quest’area aperta non dovrebbe essere banalizzata con piantumazioni e strutture: da qui si gode di un ampio panorama verso l’entroterra. Nelle giornate con buona visibilità questa distesa erbosa diventa una finestra aperta sull’Appennino, lo sguardo può spaziare dal Monte Conero ai rilievi appenninici: Monti del Furlo, M. Nerone, M. Catria, M. Cucco, M. San Vicino.

Questa domenica mattina ci sono diverse persone a passeggio con i cani, quasi tutti lasciati senza guinzaglio. Uno di grossa taglia si dirige verso un passante che al suo avvicinarsi si immobilizza.

«Bora … tranquillo non fa nulla» dice il padrone del cane.

«Come tranquillo! È senza guinzaglio» risponde il passante con un tono di voce meno rilassato.

Ecco, anche se venisse mantenuta la caratteristica di ampia zona erbosa, per gli uccelli che nidificano tra l’erba rimarrebbe il problema dei cani senza guinzaglio. Pure se la paura del passante era ingiustificata, tragico sarebbe l’incontro di un cane con una nidiata; anche il più mite quattro zampe da salotto è in grado di distruggerla.

Per salvaguardare la particolare biodiversità del Campo d’aviazione l’amministrazione comunale dovrebbe realizzare all’interno del futuro parco un (ampio) sgambatoio recintato e sensibilizzare i proprietari dei cani sui danni che i loro beniamini potrebbero arrecare all’esterno di questo alla fauna selvatica.

19 dicembre 2021

Virgilio Dionisi

Monti Catria e Acuto visti dal Campo d’Aviazione di Fano