Comunicato stampa piste da sci

L’ Argonauta insieme ad altre associazioni ambientaliste marchigiane ha sottoscritto il seguente comunicato stampa del 6 febbraio 2022:


"Una rondine non fa primavera, due fine settimana di apertura degli impianti di risalita non fanno una stagione sciistica. Già si sono spenti i toni trionfalistici dei gestori sulla riapertura delle piste da sci del Catria, da loro definite “il comprensorio sciistico top delle Marche”. Infatti, nello scorso weekend a causa del forte vento la cabinovia Caprile - Cupa delle Cotaline è stata chiusa, e chi voleva salire senza farsi 900 metri di dislivello a piedi è restato o è tornato a casa. Tuttavia, anche se la funivia avesse funzionato, delle 7 nuove piste solo 3 erano aperte, a causa dello scarso innevamento.

Ma ciò non è certo una novità: negli ultimi anni (limitazioni Covid a parte) sono stati pochissimi i giorni in cui si è potuto sciare sulle pendici dell’Acuto: principalmente per la mancanza di neve, ma anche per le raffiche di vento, per la nebbia, o a causa di guasti agli impianti di risalita. Inoltre, il caos che si è creato nei giorni scorsi con l’apertura degli “impianti” sciistici di Frontone era verosimilmente inevitabile: gente appesa, bloccata sulle cabine, biglietteria inefficiente e immondizia a cumuli (così riportavano gli organi di stampa).

Difficile darne colpa a qualcuno, perché il problema sta a monte: un “polo sciistico”, come viene pomposamente chiamato l’impianto del Monte Acuto, per funzionare ha bisogno di molto personale, professionalmente qualificato, con competenze assai diversificate, regolarmente inquadrato, con una turnazione regolare ed efficiente.

Si tratta di un’organizzazione che ha dei costi elevatissimi e che, per esistere, richiede almeno due componenti fondamentali: la presenza della neve e lunghi periodi di tempo stabile. Si tratta di condizioni sempre più difficili da reperire perfino sulle aree alpine, tanto che le (poche) società private che gestiscono comprensori sciistici, ad esempio in Valle d’Aosta, non investono più un euro al di sotto dei 2000 mt di quota. Non è un mistero che gran parte degli impianti (persino quelli più celebri e blasonati) abbiano bilanci in perdita e che tra le Alpi e gli Appennini vi sia un numero enorme di impianti chiusi, in disarmo o in abbandono (311 al 19 giugno 2020); e altri chiuderanno prossimamente, praticamente tutti quelli di bassa e media quota.

In Appennino, con scarsissime eccezioni, la quota, la latitudine, la geografia e l’esposizione sono sfavorevoli all’attività sciistica. Ma siamo in Italia e quindi ecco che “imprenditori” di varia natura hanno realizzato impianti qua e là, in luoghi improbabili e rigorosamente con denari pubblici. In un simile panorama contestuale, la scelta di sacrificare il Monte Acuto allo sci da discesa appare del tutto incomprensibile (se si usa il metodo della logica ordinaria), anacronistica, dispendiosa. E pensare che le località alpine più lungimiranti hanno già iniziato la conversione verso attività più leggere, che non richiedono costosi apparati da mantenere.


E’ sotto gli occhi di tutti il boom delle altre attività sportive in montagna: il numero degli escursionisti, anche invernali, ha ormai distaccato quello dei fruitori di impianti. E, al solito, saranno i soldi pubblici a chiudere i debiti di imprenditori ed amministratori miopi. La distruzione del Monte Acuto peserà sulle generazioni future. I danni inferti all’ambiente sono inauditi e resteranno un caso storico, ma purtroppo i rischi per la montagna più alta della provincia non sono finiti: si prospetta la costruzione di un bacino idrico per alimentare l’impianto di innevamento artificiale, l’illuminazione notturna delle piste e persino della croce posta sulla vetta del Catria.


La Alleanza della Associazioni Ambientaliste Marchigiane di: Associazione Argonauta, Club Alpino Italiano, Federazione Pro Natura, Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra, Lega Abolizione Caccia, Lipu, Lupus in Fabula, Salviamo il Paesaggio, WWF Italia, ENPA Marche."


Monte Acuto