Degrado ambientale riscontrato alla foce del Metauro

entro il sito Natura 2000 - situazione all’agosto 2020

Le associazioni naturalistiche Argonauta, Federazione Nazionale Pro Natura e La Lupus in fabula hanno inviato nei giorni scorsi agli enti competenti (assessorato all’Ambiente Regione Marche, ex Genio civile Pesaro-Urbino, amministrazione comunale di Fano e Capitaneria di Porto di Fano) una lettera per segnalare le condizioni deplorevoli in cui versa la foce del Metauro, uno dei principali corsi d’acqua delle Marche, sito Natura 2000 e protetto dal punto di vista paesaggistico.

La lettera segue diverse altre che l’Associazione naturalistica Argonauta ha inviato agli enti locali in poco più di un anno (10-6-2019, 19-2-2020, 10-3-2020 e 21-5-2020), eppure la situazione di degrado ripetutamente segnalata non è apparsa mutata in meglio.

Tra le forme di degrado segnalate vi l’accesso incontrollato delle automobili nella riva destra della foce fin sulla spiaggia, infrangendo il divieto dell’art.5 della L. Reg 52/74: la sbarra sistemata a suo tempo dal vicino campeggio, proprietaria dell’area all’interno della golena (sic!), risulta non più presente, permettendo l’ingresso di auto e camper (in certi giorni occupano in gran numero l’intera area della foce).

Una parte non piccola (almeno 100 metri quadrati) della foce è inoltre occupata da decine di cassonetti dei rifiuti del campeggio. L’area è ad elevato rischio di esondazione, ciò potrebbe determinare il trascinamento dei cassonetti in mare. Oltre al rischio ambientale, l’inserimento di un gruppo di cassonetti così vistoso in un’area naturale si configura anche come un degrado di tipo paesaggistico.

Sono state inoltre segnalate una serie di forme di disturbo in un’area che rappresenta un importante punto di sosta per l’avifauna in particolar modo durante la migrazione invernale e primaverile e per questo divenuta un sito della rete europea Natura 2000 (Area ZSC/SIC e ZPS IT5310022 “Fiume Metauro da Piano di Zucca alla foce”).

A provocare il disturbo all’avifauna in sosta sono alcuni comportamenti scorretti (e illegali), come il frequente scorrazzare di cani senza guinzaglio, la pratica del kitesurf (vietata davanti alle foci dei fiumi) e del modellismo nautico nell’ultimo tratto di fiume fino alla foce.

Le associazioni naturalistiche firmatarie hanno rimarcato che la Regione, competente in materia, non ha mai collocato un’opportuna cartellonistica ad indicare che si tratta di area ZSC e ZPS e che riporti i comportamenti vietati.

La mancata affissione dei cartelli, soprattutto nel periodo estivo, contribuisce a rendere l’area terra di nessuno, con danni non solo alla natura ma anche ai turisti e cittadini che vorrebbero utilizzare l’area in maniera corretta.

Scarica e leggi la lettera inviata alle autorità

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3luglio 2020

Giornata mondiale degli uccelli marini

Giornata mondiale degli uccelli marini (in ricordo dell’Alca impenne)

 

Il 3 luglio 2020 si celebra ufficialmente in tutto il mondo la Giornata mondiale degli uccelli marini. La scelta del giorno è legata ad una data che rimane negli annali: il 3 luglio del 1844 gli ultimi due individui di Alca impenne furono uccisi da pescatori sull’isola di Eldey, al largo delle coste islandesi e l’uovo che la coppia stava covando venne deliberatamente distrutto. L’Alca impenne, uccello marino incapace di volare, era il “pinguino” dell’Artico, una convergenza evolutiva che non esiste più sulla faccia della Terra.

Leggendo le mail che in questi giorni si scambiano i birdwatcher (dell’EBN Italia) noto che quelli della Provincia di Pesaro e Urbino e della limitrofa Senigallia hanno compiuto interessanti avvistamenti di uccelli marini proprio nella settimana precedente alla “Giornata mondiale degli uccelli marini”: Gabbiano roseo (Senigallia, 27 giugno, rilevatore: F. Fanesi), Sterna zampenere e Gabbiano corso (Senigallia, 28 giugno, rilevatore: F. Fanesi), Sula bassana (Foce del Metauro, 28 giugno, rilevatore: M. Pantalone; Pesaro, 1 luglio, rilevatore: G. Premuda), Pulcinella di mare (Pesaro, 28 giugno, rilevatore: G. Premuda).

In particolare, l’avvistamento di Pulcinella di mare – facente parte della famiglia degli Alcidi e quindi “parente” dell’Alca impenne estinta -, è una segnalazione eccezionale per le Marche, in quanto, come ricorda l’ornitologo Paolo Giacchini, l’unico altro dato di presenza di questa specie nella regione risale al 6 dicembre 1896 quando un maschio adulto era stato rinvenuto sul mercato di Ancona e conservato nella collezione ornitologica del Museo Civico di Roma.

Per chi ha voglia d'intraprendere un bel viaggio nel tempo e (con l’immaginazione) nelle fredde acque artiche alla ricerca dell’Alca impenne, consiglio il romanzo “Il collezionista delle piccole cose” di Jeremy Page [Neri Pozza Editore, Vicenza, 2013]. Siamo nell’anno 1845, il giovane naturalista Eliot Saxby si imbarca sul brigantino Amethyst, diretto verso il Mare Artico.

E' in cerca dei resti dell'Alca impenne, “«Posso vedere l'uccello che state cercando?» mi chiese, interessato. «Ma certo». Andai subito alla pagina in cui avevo messo una penna di ghiandaia. «Ecco. Questa è l'alca impenne, che l'uomo ha fatto estinguere con la sua stupidità». Gli mostrai l'illustrazione alla luce debole e tremula della lanterna. Un uccello dalle dimensioni di un'oca, raffigurato sul bordo di una roccia scura, con le zampe tozze e i piedi grandi e palmati, il collo robusto e il becco a forma di lancia.

Simao la studiò a lungo. «E' un uccello molto grande, signore» disse alla fine. «E' vero». «Lo troveremo?» «E' molto improbabile. E' troppo tardi, ormai».” Dotato di un buon ritmo, il romanzo illustra con notevole forza descrittiva l'inoltrarsi in uno dei luoghi più inospitali del pianeta. Ricostruendo l'atmosfera del tempo, trascina il lettore a bordo del brigantino. Il romanzo punta il dito contro il saccheggio indiscriminato dell’ambiente da parte dell’uomo, sulla tragedia degli animali dell’Artico: foche, trichechi, balene, orsi e uccelli, trucidati per ricavarne barili d’olio, grasso e penne. “«Ne ho parlato con Talbot, ieri sera. Lui ha l'abitudine di adattare la verità ai suoi bisogni, ma sapeva parecchie cose al riguardo. Mi ha detto che, nel secolo scorso, era tradizione che una baleniera – o forse anche un mercantile di Terranova? - andasse in cerca delle colonie di questi uccelli […] i marinai non dovevano far altro che ormeggiare vicino agli scogli su cui nidificavano, per poi ucciderli tirando loro il collo, o usando l'hakapik, un martello appuntito per abbattere le foche. Essendo creature docili e curiose, non avevano paura dell'uomo. A quanto dice Talbot, a volte era sufficiente fissare una passerella alle rocce, e loro vi salivano per mera curiosità, suppongo. Probabilmente la maggior parte di quelle bestie non avevano mai visto un essere umano, o una nave. Una volta a bordo, gli uccelli venivano attirati verso i boccaporti, dove venivano uccisi a mazzate uno dopo l'altro, in fila.» [...]

«Non vi stupisce? Che questi animali andassero incontro alla morte, uno dietro l'altro?» […]

«Piumaggio morbido, corpi ricchi di olio, nessuna paura dell'uomo! Una combinazione alquanto sfortunata, per una creatura dell'Artico». «Non credo che sfortuna sia l'aggettivo più adatto». […] Il mio volume sulla fauna artica era già vecchio di decenni, e il tempo era trascorso piuttosto in fretta, per quegli uccelli. Il testo parlava chiaramente di enormi colonie di alche impenni disseminate nelle acque del Nord Atlantico e dei mari artici, dalla Norvegia alle Isole Britanniche, dall'Islanda alla costa di Terranova. […] «Non appena si seppe della presenza dell'alca, ormai in via d'estinzione, i musei europei e americani corsero a procurarsi un esemplare» […] «Furono cacciate, una per una, e acquistate a prezzi esorbitanti per essere imbalsamate. Sono stati i musei a provocarne l'estinzione, per la smania di possedere ciascuno il proprio esemplare»”

 

Nella foto: Pulcinella di mare, fotografato dall’autore alle Sette Isole (Bretagna)

di Virgilio Dionisi