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Lo zigolo delle nevi

di Virgilio Dionisi

11 gennaio 2020

Nella tarda mattinata mi giunge una mail di Federico, mi avvisa dell’avvistamento di uno zigolo delle nevi avvenuto ieri eri in un tratto di costa fanese. Appena letta la mail, parto alla ricerca. L’avvistamento ha avuto luogo nell’area del poligono di tiro. La zona comprende, oltre all’ex poligono, la pista dei go-kart (anch’essa ex). Parcheggio l’auto, faccio pochi passi e quella che ritenevo una ricerca con poche speranze di successo si rivela molto più facile del previsto. Vedo Simone accovacciato con la macchina fotografica in mano; con un braccio mi fa segno di raggiungerlo facendo un’ampia curva; lo zigolo delle nevi è di fronte a lui a pochissimi metri. E’ una femmina, di bianco ha il petto ed il ventre (non l’ampia chiazza alare tipica del maschio). Passa quasi tutto il tempo a ricercare cibo (piccoli semi delle piante erbacee). Parlo un po' con Simone mentre a pochi metri da noi lo zigolo delle nevi, per niente spaventato, continua a pascolare nell’erba. Forse quell’erba bassa, esposta alla bora e “bruciata” dalla salsedine, allo zigolo delle nevi ricorda la tundra artica in cui la specie nidifica  - si riproduce nella penisola scandinava, in Islanda e Scozia. Con l’approssimarsi del freddo la specie si porta in Europa orientale a latitudini più basse, capita di rado nelle regioni del Nord Italia e ancor più raramente nel resto della penisola. Simone, a proposito della sua indifferenza verso di noi, mi racconta che mentre lo stava cercando se lo è ritrovato davanti ai piedi, a meno di un metro. «Non deve avere mai conosciuto l’uomo», mi dice. Quando Simone se ne va, mi trattengo per fare altre foto allo zigolo delle nevi. Sto pensando “caspita, lo sto fotografando da tre metri”, quando lo zigolo delle nevi fa una breve corsa nella mia direzione portandosi a un metro da me. Sì, l’uomo non deve averlo mai conosciuto!


12 gennaio 2020
Nella tarda mattinata torno a vedere se è ancora presente lo zigolo delle nevi. Nella ex pista dei go kart trovo una quindicina di persone; sono di “PuliAmo Fano”, un gruppo di cittadini che si dedica a liberare gli ambienti naturali dai rifiuti. Hanno appena concluso la raccolta. Vicino a loro grossi sacchi pieni di immondizia (che stanno pesando) ma anche rifiuti ingombranti che non provengono dal mare, come bombole del gas e copertoni rinvenuti nel canneto retrostante. Per raccogliere tutta quella massa di rifiuti i partecipanti del gruppo devono avere battuto la zona sistematicamente e a lungo, eppure lo zigolo delle nevi è ancora lì, nello stesso tratto dove l’avevo lasciato ieri, a pochi metri dal punto di raccolta dei rifiuti. Evidentemente quel passeriforme che becca nella bassa erba interessa me, Simone, Federico (che mi ha avvisato), Paolo e Vincenzo (i primi due ornitologi che l’hanno avvistato) mentre è invisibile a tutti gli altri oppure, anche se visto, non suscita il minimo interesse. Ed è proprio sulla reciproca indifferenza che si basa la sua presenza.

Fuochi d’artificio ed animali

di Virgilio Dionisi

Su un giornale locale, il 9 gennaio leggo l’interrogazione di un partito di minoranza che fa presente il mancato rispetto dell’ordinanza emanata dal sindaco di Fano che vietava l’utilizzo di botti e fuochi d’artificio a capodanno; l’interrogazione riporta: “… nella mattinata del 1° gennaio il Servizio Sanità Animale dell’Asur di Fano ha recuperato 5 cani che terrorizzati dagli spari di mezzanotte sono fuggiti dalle proprie cucce e dai propri giardini. ”.

L’utilizzo di petardi e fuochi d’artificio non è solo causa di stress per cani ed altri animali da compagnia, può provocare pure la morte di uccelli selvatici che, spaventati, si alzano in volo urtando contro cavi elettrici ed altri ostacoli invisibili al buio; negli anni scorsi più di una volta mi è capitato d’imbattermi la mattina del capodanno nei corpi inanimati di uccelli sotto i cavi dell’alta tensione nella periferia di Fano. Le morti di uccelli selvatici sono riportate dalle cronache locali di molte zone d’Italia; giusto per citarne una, “Centinaia di storni uccisi dai botti” scrive il Corriere di Viterbo del 3 gennaio 2020.

Rifletto sui fuochi d’artificio; potevano avere senso nei secoli scorsi quando nei giorni di festa stupivano con suoni, luci e colori le popolazioni facendole uscire dal grigiore quotidiano, ma perché continuare ad utilizzarli oggi, un’epoca in cui “l’artificio”, la realtà virtuale, imperversa? Dagli schermi delle sale cinematografiche, ai televisori sempre più grandi, ai monitor dei computer fino ai display degli smartphone ci arrivano immagini video, suoni, effetti speciali. Di artifici pirotecnici non ne possiamo fare a meno?

Tra l’altro, mentre fino a mezzo secolo fa venivano esplosi quasi unicamente da amministrazioni comunali e da altri organizzatori di feste pubbliche, oggi chiunque con poche decine di euro può acquistare veri e propri fuochi d’artificio.

Lascio le mie riflessioni - i miei sono pensieri da guastafeste! - e riprendo la rassegna degli articoli locali; mi soffermo su un’iniziativa legata alla Festa di S.Antonio Abate che si terrà a Carignano, piccolo borgo nella campagna fanese.

Il ricco programma di tre giorni di festa, promossa da un comitato di residenti in occasione della ricorrenza, è incentrato, oltre che sulla figura del Santo, sugli animali di cui è protettore. Leggo: “L’uomo e gli animali. Zooantropologia didattica nelle vie del paese … Il cavallo e i bambini ... come coinvolgere i cani nello sviluppo emotivo, sociale e motorio dei bambini … Il cortile degli animali, laboratorio educativo… Benedizioni degli animali.

Bene, penso, un’iniziativa che dimostra l’accresciuta sensibilità verso gli animali;  finalmente qualcuno che si preoccupa del loro benessere!

Proseguo nella lettura, il programma si conclude con “… ore 19,30 – Spettacolo pirotecnico”.

15 gennaio 2020

 

Foto di Niccolò Dionisi

La Luna è dei lupi

Negli ultimi tempi, sempre più frequentemente, escono sulla stampa articoli riguardanti avvistamenti di lupi a ridosso degli agglomerati urbani. Articoli spesso fuorvianti ed allarmistici basati più su pregiudizi che su dati fondati.

L’articolo “Pesaro, lupi in aumento e sempre più vicini alla città“, apparso sul Resto del Carlino lo scorso 20 dicembre, ha indotto l’Associazione Ambientalista “La lupus in fabula” (nome senz’altro azzeccato) a replicare il giorno seguente con una nota che ribatte punto su punto alle inesattezze contenute nell’articolo; eccone un estratto:

… 2) “Si viaggia ad un ritmo di quattro cuccioli ogni sei mesi”... questa considerazione farebbe ridere se non fosse disinformazione tendenziosa. Per ogni nucleo c’è solo una femmina riproduttiva che partorisce UNA volta l’anno, i cuccioli possono anche essere 5-6 ma di norma sono due o tre e ne sopravvivono meno. Prima di scrivere su una specie almeno informarsi sulla sua biologia.

3) “Leggenda metropolitana”, secondo Acacia Scarpetti, la mancanza di aggressioni da parte del lupo. Secondo lui son segnalati casi di aggressione in Italia. Deve fornire i dati, perché così si scrive un articolo serio. Da dove desume questa affermazione quando in realtà di aggressioni non ne sono state mai segnalate? Avvistamenti da molto vicino, incontri ravvicinati certamente, ma aggressioni all’uomo MAI.  

4) Caprioli e cinghiali scendono verso il mare e gli incidenti con le auto sono provocati da cinghiali che scappano il lupo. Anche qui la totale ignoranza dell’ecologia e dei fatti. Gli Ungulati sono in fase espansiva da tempo. Le popolazioni aumentano e le due specie in oggetto occupano spazi che da secoli non li vedevano più. Il fatto di scendere verso il mare è solo perché i nuclei iniziali erano in collina, l’espansione avviene in ogni direzione, non c’è alcuna intenzionalità di arrivare in alcun luogo, solo la naturale dispersione dai luoghi più o meno saturi. Il cinghiale ed il capriolo attraversano le strade solo perché queste attraversano i loro territori. .... Non è certo perché ogni volta stanno scappando dal lupo ... Semmai sono le battute al cinghiale ... che disperdono i nuclei familiari.

5) “sbranano le pecore a volte nemmeno per fame, perché è il loro istinto” Chi ha scritto questa affermazione non conosce come il lupo, o qualunque altro predatore, attui l’azione della predazione. Capita che un lupo, una volpe, una faina, uccidano più prede di quante ne possano mangiare. È un meccanismo conosciuto e studiato, si chiama surplus killing o overkilling. Si deve al fatto che quando le prede non possono scappare perché chiuse in un ovile, in un pollaio, non si chiude la serie di atti sequenziali con cui un predatore attacca uccide e poi mangia ma viene interrotto e rinnovato da ogni animale che scappi ... In natura non esiste over killing, perché eventuali altre prede si sono dileguate mentre il predatore uccideva la prima. Non si può pretendere di scrivere di ciò che non si conosce. Ed un giornale non deve permettere di spaventare la gente, di dire cose false, inesatte, senza prove alcune.

 

Ecco, forse chi si trova a scrivere un articolo di avvistamenti di lupi farebbe bene a leggersi il romanzo di Giuseppe Festa “La Luna è dei lupi” (Salani Editore, 2016).

I protagonisti sono un branco di lupi; la natura viene vista attraverso i loro occhi (ed il loro olfatto).

La storia del branco si intreccia con quella di due giovani: Lorenzo e Greta, il primo è un laureando impegnato in una ricerca sul campo del Lupo, la seconda è una volontaria che lo affianca.

Il branco è costretto a lasciare i Monti Sibillini ed intraprendere una lunga peregrinazione che lo condurrà prima nell’Alpe della Luna e poi nelle Foreste Casentinesi. Dovrà attraversare luoghi abitati dall’Uomo e lottare per la sua sopravvivenza.

Questo romanzo ricco di avventura e poesia permette al lettore di percepire quanto sia difficile la vita di un Lupo in un territorio invaso dall'essere umano e di entrare in empatia con questa specie.

Iniziando a leggere questo libro, mi ha infastidito l’inserimento di veri e propri dialoghi tra i lupi ma proseguendo ho via via apprezzato la scrittura fluida e le numerose informazioni sull’ecologia ed etologia del Lupo (in particolare sulla sua vita sociale) inserite in chiave narrativa senza appesantire la lettura.

Questo libro è adatto dalla fascia d’età dei preadolescenti agli adulti (giornalisti di cronache lupesche compresi).

12 gennaio 2020

di Virgilio Dionisi

Come sbarazzarsi

dei rifiuti ingombranti

di Virgilio Dionisi

Dopo avere smontato i mobili, i resti avresti potuto comodamente farteli portare via.

Bastava una telefonata, al numero verde dei rifiuti ingombranti.

Te li sarebbero venuti a prendere gratis sotto casa.

Certo avresti dovuto attendere il giorno giusto.

Metterli fuori sulla strada solo la sera prima.

Ma tu sei un uomo di azione, uno che non temporeggia.

Seppure stanco, hai preferito caricarli sull’automezzo.

Certo avresti potuto condurlo al centro di raccolta differenziata, aperto tutti i giorni.

Non solo gratuitamente, lì sulla rampa ti avrebbero dato pure una mano a scaricare.

Ma tu hai preferito prendere un’altra strada.

Hai scelto la riva del fiume, a poche centinaia di metri dal centro di raccolta.

Forse ti sei mosso nottetempo, ma tu non guardi a queste cose.

Per scaricarli forse ti sei fatto aiutare, da un altro come te.

Hai dovuto pure aprire una sbarra per entrare con l’automezzo nella riva fluviale.

A bloccarti sarebbe bastato un lucchetto, ma da decenni i responsabili di questo bene pubblico non hanno voluto limitare lo smaltimento creativo.

Hai scelto di imbrattare proprio un bel posto, vicino a quell’acqua che corre verso il mare.

Intorno: pioppi, salici, pure un ontano nero svetta a breve distanza.

Proprio lì, in quella riva alberata a pochi passi dal centro di raccolta, hai lasciato un’impronta della tua esistenza, una testimonianza di ciò che sei.

2 gennaio 2020